MuseoArcheologicodellaValTidone

Il terrazzo fluviale posto alla confluenza dei torrenti Tidone e Chiarone costituì un sito particolarmente  favorevole all’insediamento già dal neolitico.

In epoca romana vi si sviluppò un vicus (villaggio) la cui estensione accertata fu di circa 7 ettari. Gli scavi condotti dall’85 fino agli inizi degli anni ‘90 hanno appurato che il terreno fu accuratamente  sistemato tramite interventi di bonifica con anfore e canalizzazioni.

Diversa fu la destinazione d’uso dei vari settori riportati alla luce: abitativa la parte a monte, produttiva la porzione a valle, come suggerisce il rinvenimento di resti di lavorazione del ferro e di materiale ceramico.

Dall’analisi dei reperti emerge una fiorente continuità abitativa dalla metà del I sec. a.C. fino agli inzi del II sec. d.C.

In seguito un periodo di crisi causò una forte contrazione del popolamento che si protrasse fino alle soglie del IV sec. d.C., quando una forte ripresa è testimoniata dal materiale ceramico rinvenuto nella zona a valle dell’attuale Cimitero.

In questa area è emersa una necropoli ad inumazione che in alcuni casi riutilizzava le strutture dismesse dell’abitato di età romana. Le tombe, orientate est-ovest, erano caratterizzate da una povertà di corredi che potrebbe essere riconducibile ad un orizzonte di avvenuta cristianizzazione. Lo studio antropologico delle ossa ha poi evidenziato come questi individui avessero caratteri germanici e tale elemento orienterebbe la datazione verso il periodo delle migrazioni di popoli.

I materiali provenienti dagli scavi dell’abitato romano bene esemplificano le diverse classi di oggetti diffusi in quell’epoca: il vasellame fine da mensa è rappresentato da ceramica a vernice nera tipica delle tarde fasi augustee, mentre caratteristici del I sec. d.C. sono i reperti in terra sigillata, anche di buona qualità (aretine e sud galliche), e i bicchieri detti ‘a pareti sottili’, sia a pasta rosata sia grigia, quest’ultima tipica dell’Italia Settentrionale.

Nel panorama delle ceramiche comuni meritano attenzione alcuni recipienti in impasto grezzo che, tipologicamente riferibili alla cultura tardo La Tène, mostrano il persistere di produzioni di tradizione protostorica.

Particolarmente pregiato era il materiale vitreo con coppe, bottiglie ed olle di età neroniana, nel caratteristico colore verde-azzurro, e balsamari, utilizzati nella toeletta femminile.

Ben attestate anche le anfore, particolarmente importanti per ricostruire la mappa dei rapporti commerciali del vicus con il resto dell’Impero Romano.

 

In epoca tardoantica emerge invece la drastica diminuzione dei rapporti commerciali dell’insediamento pianellese che ora, utilizzando prevalentemente vasellame ceramico di produzione regionale, intrattiene commerci solo a medio raggio con le zone dell’Italia Settentrionale. Significativi sono infatti i contatti con l’area prealpina, in particolare con Brescia e il Verbano, mentre sono quasi inesistenti i rapporti con l’area oltre appenninica tirrenica.

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