MuseoArcheologicodellaValTidone

Le indagini sulla Piana hanno consentito di riportare alla luce strutture e reperti inquadrabili tra l’epoca tardoantica e l’altomedioevo, suddivisi in quattro settori denominati SAGGIO 1, SAGGIO 4, San Martino Piccolo e SAN MARTINO PICCOLO (Base).

Tutto il crinale conserva inoltre tracce di interventi umani, quali fori per palificazioni e gradini scalpellati nella roccia, che sembrano riconducibili ad un apparato difensivo medievale.

Date le analogie con altri insediamenti d’altura coevi è possibile ritenere che anche qui sia esistito un villaggio fortificato, del quale un indizio sarebbe il toponimo ‘Castello Pontiano’ menzionato in un documento rogato nell’816 d.C.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel settore abitativo rinvenuto nel saggio 1 è possibile individuare 3 grandi ambienti pertinenti ad un insediamento.

 

Interessanti sono i reperti rinvenuti nell’ambiente 3: oltre a vasellame, sono stati trovati due elementi ornamentali per cintura in osso lavorato e decorato da teste stilizzate di rapaci, nonché una ricca serie di attrezzi in ferro quali falcetti, asce, scalpelli, un piccone, una sega ed un filo a piombo.

 

 

La presenza di tali oggetti, associati a numerosi altri frammenti dello stesso metallo destinati ad essere rifusi, potrebbe documentare l’esistenza della fucina di un fabbro attivo, come suggerisce in maniera abbastanza precisa la tipologia delle asce, in età longobarda.

Sul San Martino Piccolo, una propaggine sopraelevata rispetto al resto del pianoro, sono stati identificati i resti di un edificio complesso, con fondazioni imponenti. Diverse furono le fasi di utilizzo della struttura: un primo ambiente, riconoscibile solo in pochi tratti di muratura, venne inglobato in una struttura a pianta rettangolare e lato orientale absidato, successivamente ampliata e raddoppiata di dimensioni. Per tutti questi motivi si è proposta per l’edificio una funzione difensiva databile, nel suo primo impianto, a prima del Mille.

Un ultimo settore (San Martino Piccolo Base), corrispondente alla rampa di accesso al San Martino Piccolo, è stato aperto solo nel 2007 ma ha riservato nuove sorprese: si è individuato un ambiente, delimitato da poderosi muri, nel quale, coperta dallo strato di crollo della copertura, è emersa un’altra straordinaria serie di attrezzi metallici ed una grande pentola in pietra ollare, reperti che risultano databili ad un periodo successivo all’anno Mille.

Ultima notevolissima testimonianza recuperata in questo settore è infine una placca bronzea, a forma di ogiva, che reca l’effigie di una Madonna in trono con il Bambino in braccio. L’iscrizione, conservata parzialmente, che corre sul limite esterno del pezzo, consente di ricollegare il manufatto al santuario di Santa Maria de Rocamador, ubicato sui Pirenei e frequentato dai pellegrini che percorrevano i più importanti itinerari devozionali del Medioevo. Si tratta di un’ulteriore, significativa prova dell’importanza che nel Medioevo rivestì il sito della Piana di San Martino con la sua chiesa, meta di fedeli provenienti da svariate città dell’Italia.

La Piana di San Martino in epoca tardoantica e altomedievale

Nell’area definita saggio 4 sono stati indagati resti riferibili ad una chiesa. La pianta esterna estremamente semplice lascia invece il posto ad un’articolazione interna assai complessa, con nicchie ed absidi ricavate nello spessore dei muri perimetrali. Sulla base dell’analisi di tali caratteristiche si è proposta una datazione del primo impianto anteriore all’anno Mille, poi frequentato fino all’età moderna: lo testimoniano sia le numerose monete recuperate sia i documenti d’archivio. 

Di estremo interesse è la scoperta di un forno, di notevoli dimensioni, forse destinato alla tostatura dei cereali.

 

 

Indagato maggiormente, il vano 1 si è rivelato essere una cisterna, profonda circa 3 metri e costituita da due ambienti collegati tra loro tramite un’apertura voltata ricavata nello spessore del muro divisorio. Le murature perimetrali e il fondo sono internamente rivestite da uno spesso strato impermeabilizzante, per favorire la raccolta e la conservazione dell’acqua.

 

 

Nuovi materiali emersi dalle ultime campagne di scavo inducono ad ipotizzare che la fase finale di utilizzo delle strutture vada spostata in avanti attorno alla metà dell’XI secolo.

Ultimo aggiornamento: 06/02/2011

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